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Giancarlo Cosio e il tiro a volo: no limits!Versione stampabile


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Tra i nuovi protagonisti che si stanno affacciando sulla scena del tiro a volo paralimpico nazionale ce n'è uno che, a quanto si dice, ha tutta l'aria di essere un fenomeno. State pensando a qualche giovane rampante pronto a lanciarsi nell'olimpo della disciplina? Niente di tutto ciò, la persona in questione è un cinquantenne veterano dello sport paralimpico nazionale, pioniere in alcune delle discipline più seguite dello sport disabili internazionale.

L'atleta in questione è Giancarlo Cosio, classe 1963, da sempre appassionato di sport che, dopo una carriera spesa ad alti livelli praticando sport fisicamente logoranti ha deciso di reinventarsi ancora una volta in una disciplina più "tranquilla" come il tiro a volo. L'abbiamo incontrato e intervistato lo scorso 3 dicembre al campo di tiro a volo TAV Carisio.

Giancarlo, qual è la tua storia sportiva?
«Iniziati con il nuoto, nel 1994 ho vinsi una medaglia di bronzo nei 100 rana ai Campionati Mondiali, partecipando anche alla staffetta. Un paio di anni più tardi scoprii il ciclismo: con l'aiuto di un meccanico di motorini adattammo una bicicletta alle mie caratteristiche (Giancarlo ha malformazioni a entrambi gli arti superiori e alla gamba destra, ndr), pedalando con una gamba sola senza protesi. Tramite alcune conoscenze venni in contatto con il Team Mapei di Aldo Sassi: grazie alla sua guida e a una bici progettata da Cinelli, nel settembre '97 riuscii nell'impresa di battere, in quel di Bassano del Grappa, il record dell'ora per atleti con amputazione ad uno degli arti inferiori percorrendo 38 km e 98 m. Nel 1998, invece, fui il primo disabile motorio a entrare in Nazionale quando la disciplina era ancora limitata ai non vedenti. Ai Mondiali di Colorado Springs, in USA, vinsi l'oro nell'inseguimento e due argenti nella cronometro e nel chilometro lanciato. L'ultima tappa della mia carriera sportiva, dal 2003 al 2010, è stata nello sci nautico, dapprima come hobby, poi a livello agonistico; dopo aver vinto Mondiali, Europei e Nazionali in più di una specialità, però, ho dovuto abbandonare per l'eccessivo logoramento delle articolazioni».

E ora il tiro a volo...
«Sì perché è una disciplina al 95% mentale e può essere praticato a qualsiasi età: avendo praticato solo sport "esplosivi", ho scelto di privilegiare caratteristiche come la precisione, la velocità di pensiero e di reazione, nonché la coordinazione; in più, si tratta di una nuova sfida. A dire il vero, prima di iniziare l'attività non avevo mai sparato in vita mia; l'anno scorso ho visto che la FITAV aveva aperto la sezione per disabili e mi sono detto: perché no? Dopo aver visto, da spettatore, la penultima edizione del Gran Prix Internazionale ho deciso di buttarmi definitivamente in questa nuova avventura iscrivendomi alla Tiro a Volo Belvedere di Uboldo, provincia di Varese, con Renato Butti come istruttore; insieme a lui ho capito come modificare il fucile in base alle caratteristiche del mio corpo».

Com'è stato il confronto con gli altri atleti?
«Difficile perché c'è una scarsa differenziazione delle varie classi rispetto a un gran numero di tiratori: rientrando nella categoria standing riservata agli atleti con più di un'amputazione, spesso mi troverei ad affrontare atleti con problemi agli arti inferiori ma con gli arti superiori completamente "abili". Uno degli obiettivi dell FITAV è, infatti, quello di ampliare il numero delle classi rendendo più equilibrate le categorie».

Non hai avuto paura di sparare?
«No, perché i fucili sono strumenti neutri, un'attrezzatura sportiva come un'altra; il problema riguarda chi ne fa un uso improprio».

Fai un tipo di allenamento particolare?
«Faccio molta ginnastica e nuoto per rinforzare schiena e addominali: le gare sono molto lunghe, spesso durano due giorni e bisogna stare tante ore sul campo. In generale, comunque, se la mente è ok anche il corpo risponde bene».

Cosa serve per poter praticare il tiro a volo?
«Acquisire il porto d'armi e iscriversi alla FITAV con assicurazione compresa, condizioni fondamentali per poter gareggiare. Senza il porto d'armi non è possibile effettuare le gare ma solamente allenarsi con la presenza necessaria di un istruttore. Inoltre, occorre ottenere l'idoneità psico-fisica per il trasporto e la certificazione di utilizzo dell'arma in sicurezza attraverso la visita di un'apposita commissione, per il quale si deve produrre la necessaria documentazione ortopedica, fisica e di medicina legale. Una volta superato questo step, la domanda finale va fatta alla Polizia di Stato».

Quali sono i tuoi obiettivi per l'immediato futuro?
«Innanzitutto ottenere il porto d'armi, poi lavorare molto sul campo per migliorare sempre di più; inoltre vorrei arrivare a un adattamento perfetto del fucile alle mie caratteristiche perché, a livello mondiale, non ci sono precedenti di atleti con malformazioni a entrambe le braccia. Una volta ottenuto il porto, potrò prepararmi ai tre appuntamenti Mondiali del 2017: non ho velleità di salire sul podio, ma vorrei eliminare i difetti per sparare nel miglior modo possibile. La concorrenza è agguerrita, non ci sono tantissimi tiratori ma abbastanza per elevare il livello di competitività. A livello non agonistico, invece, vorrei cimentarmi nel paracadutismo, nella caduta libera e nell'equitazione».

Cosa consiglieresti a tutte le persone con disabilità che vogliono avvicinarsi al tiro a volo?
«Innanzitutto di contattare la FITAV, chiedendo informazioni generali sulla disciplina, poi dovrebbero qualche gara dal vivo o su Youtube, dove sono presenti un gran numero di video. Inoltre, non scoraggiarsi di fronte alle difficoltà burocratiche ma di lasciarsi conquistare da un ambiente molto accogliente, con istruttori preparati e sensibilizzati». 

Indovinate com'è finita la piccola gara di Carisio? Con la vittoria di Giancarlo, ovviamente!



16/01/2017


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