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Intervista post-Paralimpiadi a Gabriele AraudoVersione stampabile


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Con le sue parate ha trascinato i compagni di squadra fino alla finale per la medaglia di bronzo alle Paralimpiadi di Pyeongchang, sfumata per un soffio a causa del gol fortunoso realizzato dal sudcoreano Jang a poco più di tre minuti dal termine della gara. Gabriele Araudo, portiere della Nazionale di para-ice hockey e dei Tori Seduti di SportDiPiù, è stato uno dei pilastri della spedizione Azzurra che in Corea del Sud ha fatto sognare tutti andando ad un passo da un risultato storico, impensabile solo fino a pochi anni fa. Ecco l'intervista che abbiamo realizzato a poco più di una settimana dal match.

Gabriele, è passata una settimana dalla sconfitta contro la Corea del Sud, qual è la tua analisi a mente fredda?

Abbiamo perso di misura, per 1-0, contro squadra di professionisti, di gente che pratica questo sporto dalla mattina alla sera. Dobbiamo sempre e comunque vedere il lato positivo: il gol dei sudcoreani è stato abbastanza fortunoso e a pochi minuti dal termine, quando prendi un gol così perdi lucidità e hai troppa pressione per riuscire a recuperare la gara. L'avessimo subito ad inizio terzo tempo, probabilmente, avremmo avuto la forza di pareggiare. Al di là del risultato della finale, questo gruppo ha dimostrato di essere il più forte d'Europa e se proprio dobbiamo rimproverarci qualcosa, forse abbiamo fatto pochi gol rispetto alle occasioni avute; siamo orgogliosi di noi stessi perché abbiamo portato alla FISG il miglior risultato da quando esiste la Nazionale: un ringraziamento particolare va al Presidente Federale Gios per esserci stato vicino dalla preparazione pre-paralimpica fino alla finale con la Corea.

Cos'hai pensato quando il disco colpito dallo slittino di Jang si stava infilando alle tue spalle?

È successo tutto in pochi istanti: cercando di intercettare un passaggio, la stecca di Cavaliere ha colpito il mio parastinco, facendo poi carambolare il disco sullo slittino del giocatore sudcoreano e poi in porta. Subito dopo Florian è venuto a dirmi che l'instant review avrebbe probabilmente annullato il gol perché Jang era in area ma, come si è visto chiaramente dalle immagini dall'alto, il tocco è stato del tutto involontario e l'arbitro ha giustamente convalidato. In quel momento ho solamente pensato a come avesse fatto a finire lì visto che non c'era nessuno pronto a tirare ed eravamo sull'uomo. Hanno avuto fortuna, se la sono cercata e l'hanno trovata, un po' come è successo a noi in occasione del gol agli Stati Uniti.

Sentite di più l'orgoglio per aver ottenuto il miglior risultato di sempre o la delusione per aver perso un'occasione storica?

Come ho detto anche nelle interviste del dopo-gara e nella risposta alla prima domanda c'è da essere positivi, dobbiamo lasciarci alle spalle questa partita e continuare a far bene in vista del prossimo Mondiale: come ha detto anche il nostro allenatore Massimo Da Rin, dobbiamo essere orgogliosi.

Cos'è mancato nella gara con la Corea? Solo fortuna?

Un paio di occasioni pulite le abbiamo avute ma è mancata la lucidità che serve in quei frangenti per fare la differenza. Capisco, però, che giocare una finale per il bronzo a una Paralimpiade può farti perdere serenità e sicurezza. La squadra, comunque, ha dato il 110% e in una partita di quel livello la troppa voglia di segnare può farti commettere un errore: questo è l'hockey, questo è lo sport, dobbiamo accettarlo e guardare avanti.

Con il rientro in gioco, al momento solo ipotetico, della Russia, credete che quella di Pyeongchang sia stata la prima e unica occasione di andare a medaglia?

Abbiamo dimostrato sul campo di non aver paura di nessuno, sinceramente spererei in un ritorno immediato dei russi in modo da toglierci di dosso l'ossessione di dire che senza di loro è tutto più facile. Nelle ultime partite contro la Russia abbiamo giocato alla pari e ciò significa che, a parte gli Stati Uniti e il Canada che sono ancora di un altro pianeta rispetto alle squadre europee e asiatiche, possiamo lottare con tutti. Dall'altra parte, invece, vorranno dimostrare di non aver meritato l'esclusione, anche se dovranno guadagnarsi tutte le vittorie in pista; se torneranno a breve, in ogni caso, livello qualitativo delle competizioni aumenterà. Unica occasione per noi? A dire il vero credo che l'occasione storica l'abbia mancata il Canada quando in finale, sull'1-0 a favore, Armstrong ha colpito il palo a porta vuota senza il portiere avversario e, sul ribaltamento di fronte, gli Stati Uniti hanno pareggiato andando poi a vincere all'overtime. Il nostro pensiero, per forza di cose, adesso deve andare ai Mondiali del prossimo anno, dove forse ci saranno anche i russi. Dalla nostra parte abbiamo un allenatore che, a livello mondiale, è forse il massimo conoscitore del para-ice hockey, grande stratega esperto in sistemi di gioco, nemmeno i canadesi e gli americani possono vantare un tecnico simile. L'unico fattore a nostro sfavore è, purtroppo, l'età: siamo una delle nazionali più vecchie insieme a Repubblica Ceca e Svezia, manca un vero e proprio ricambio generazionale che dovrebbe avvenire in tempi brevi. Speriamo che quest'ultima nostra avventura possa avvicinare allo sport tanti ragazzi attualmente inattivi, con il nostro esempio abbiamo dimostrato che anche se si ha una disabilità è possibile raggiungere obiettivi importanti. È estremamente importante andare a fare promozione nelle unità spinali, laddove sono ricoverati i ragazzi che hanno appena avuto l'incidente, facendogli capire che lo sport può essere una sfida accattivante per la loro nuova vita.

Dal punto di vista personale sei soddisfatto?

Sì, così come lo è anche il mio allenatore di club, nonché vice-allenatore della Nazionale, Mirko Bianchi: grazie a lui ho potuto prepararmi al meglio, avendo la possibilità di allenarmi anche con la squadra femminile di Torino di hockey in piedi. Dopo le Paralimpiadi ci siamo confrontati e siamo rimasti d'accordo sul fatto che la Corea avrebbe potuto segnare solamente in quel modo assurdo.

Come vedi il tuo futuro e quello della squadra?

Non ne abbiamo parlato, dopo la partita non c'era delusione ma solamente rabbia positiva, se continueremo con questo spirito potremo toglierci altre soddisfazioni. Singolarmente, invece, non saprei: posso solo dirti che, per quel che mi riguarda, sia i Tori Seduti che la Nazionale dovranno mettermi in pensione a forza! A parte gli scherzi, se fisico e riflessi reggeranno vorrei arrivare almeno alla prossima Paralimpiade, senza trascurare gli impegni intermedi come i Mondiali. Sia il sottoscritto che gli altri “vecchietti” abbiamo una mentalità giovane, gli avversari non ci hanno messo sotto dal punto di vista atletico, questo significa che l'Italia c'è.

Quali saranno i prossimi impegni?

A livello di club la stagione non è ancora finita: subito dopo Pasqua ci saranno le finali di Coppa Italia, con tutte e tre le squadre del campionato. Ci affronteremo tra di noi con due partite a testa e chi totalizzerà il maggior numero di vittorie vincerà. Con la Nazionale, invece, l'attività riprenderà ad agosto e sarà focalizzata sul Mondiale, che si svolgerà con ogni probabilità la prossima primavera in una località ancora da stabilire. L'obiettivo sarà quello di dimostrare di essere ancora la prima squadra europea, anche con l'eventuale rientro della Russia.



26/03/2018


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