Cip e Sky
Marco Pentagoni e Farhan Hadafo: due nuove stelle per lo sport paralimpico piemonteseVersione stampabile


immagine sinistra

Sono giovani, forti e hanno tutte le carte in regola per andare molto, molto lontano. I recenti Campionati Europei di atletica di Berlino hanno consegnato al Piemonte e all'Italia due nuove stelle nel firmamento paralimpico: stiamo parlando di Marco Pentagoni (bronzo nel salto in lungo) e Farhan Hadafo (bronzo nei 100 metri). I due astri nascenti (vincitori di una medaglia a testa), pur provenendo dalla stessa società sportiva (l'ASH Novara, ndr), sono apparentemente molto diversi: spavaldo, estroverso e impulsivo il primo quanto timido, riservato e riflessivo il secondo. Entrambi, però, oltre a possedere la comune passione per l'atletica, possiedono la stoffa dei campioni, quella che in pista ti permette di conquistare una medaglia alla prima grande competizione internazionale. Ecco le loro interviste.

Che emozioni hai provato ad essere convocato con la Nazionale?

PENTAGONI: Quando me l'hanno detto mi sono emozionato moltissimo perché, durante l'anno, mi sono infortunato a una caviglia e ho avuto qualche problema con le protesi. Mi sono tolto un peso perché la convocazione era il mio obiettivo principale per questa stagione.

HADAFO: Essendo la prima gara internazionale con l'Italia, meglio di così non poteva andare. Devo dire la verità, pur aspettandomi la convocazione, quando me l'hanno comunicata sono impazzito di gioia e felicità. Da allora ho iniziato ad allenarmi seriamente, due volte al giorno, per dare il meglio di me stesso.

E quando hai scoperto di essere sul podio?

PENTAGONI: Non mi aspettavo di vincere la medaglia di bronzo proprio per i problemi avuti durante l'anno, io e la mia allenatrice non ci aspettavamo di fare saltoni e sapevamo che ci sarebbero stati atleti molto più forti. Invece, quando sono arrivato in pedana non so cosa mi è successo, sono riuscito a fare 30 centimetri di personale; pur essendo il quarto nel ranking, la medaglia era molto improbabile ma poi, in pista, è successo quello che è successo: mi è sembrato impossibile raggiungere quasi i sei metri quando, fino a pochi mesi prima, arrivavo a malapena a 5. 

HADAFO: Una vera sorpresa perché la gara è stata durissima: quando ho visto che lo svizzero accanto a me stava per prevalere ho iniziato a dare il massimo, spinto dal tifo della mia famiglia e del mio allenatore. Appena ho alzato la testa, vedendo sul tabellone dello stadio l'Italia al terzo posto, ho iniziato a urlare!

Raccontaci quei momenti… 

PENTAGONI: Quando sono atterrato sulla sabbia e ho visto il giudice alzare la bandiera bianca ho tirato un sospiro di sollievo capendo subito che il salto era molto lungo. Quando abbiamo letto 5,89 siamo rimasti davvero stupiti perché, dopo quattro salti nulli, avrei potuto essere demoralizzato invece l'adrenalina mi ha permesso di non provare né ansia né paura bensì gloria e felicità per la fortuna di vestire la maglia azzurra. Nel video della gara si vede che agito le braccia correndo verso il tecnico della Nazionale Alessandro Kuris che, nonostante la felicità, trova il tempo di spronarmi dicendo che avrei dovuto alzare la testa durante il salto.

HADAFO: Questi 100 metri in 18 secondi rappresentano sei anni di lavoro duro, fatica, sacrifici, un risultato che non può arrivare senza il massimo sforzo. Il mio obiettivo non era solo quello di partecipare ma anche di vincere; una volta uscito dallo stadio è stato bellissimo incontrare la mia famiglia e il mio tecnico di sci Manuele Lambiase, arrivato da Milano in vespa dopo un viaggio di tre giorni. In generale è stata una bella esperienza perché lo sport ti aiuta a superare i limiti e le difficoltà anche se pensi di non farcela più, tutto dipende dalla testa.

Come ti hanno accolto i compagni di Nazionale? 

PENTAGONI: Siamo stati come una grandissima famiglia e ci siamo voluti davvero bene: nella squadra ci sono dei veri e propri veterani che sono riusciti a motivare i giovani dando consigli utili; tra raduni e preparazione abbiamo fatto davvero un ottimo lavoro.

HADAFO: Siamo un grande gruppo e una grandissima famiglia: i compagni sono stati molto gentili e simpatici, tutti erano concentrati al massimo sulla propria gara e anch'io non vedevo l'ora di esibirmi in pista.

Quali sono i tuoi prossimi obiettivi? 

PENTAGONI: I Campionati del Mondo in programma ad ottobre 2019 a Dubai. Successivamente, come ogni atleta sogna, vorrei riuscire a partecipare alle prossime Paralimpiadi di Tokyo 2020: ci stiamo lavorando, la concorrenza è ampia ma mi allenerò e ci proverò.

HADAFO: I Mondiali di Dubai l'anno prossimo: voglio sacrificarmi il doppio, con allenamenti più severi e pesanti, perché non vedo l'ora di vincere un'altra medaglia, sentire il suo peso sul collo è una metafora dei sacrifici che hai fatto per arrivare a quel livello.

Vuoi dedicare la medaglia a qualcuno? 

PENTAGONI: Vorrei dedicarla alla mia fidanzata Fabiola che mi ha sostenuto anche quando le cose andavano male sopportando i miei sbalzi d'umore. Un ringraziamento speciale va poi alla mia allenatrice Angela Clementelli che mi ha aiutato a realizzare questo grandissimo sogno, alla società ASHD Novara, alla mia famiglia, agli amici, alla Nazionale e alla FISPES.

HADAFO: Alla mia famiglia, agli amici, alla società ASHD Novara, all'officina Maria Adelaide ma soprattutto all'Italia perché mi ha accolto molto bene fin da quando ero piccolo, Torino è la mia casa. Vorrei poi ringraziare, in modo particolare, la mia professoressa di educazione fisica Carla Cerutti che mi ha permesso di fare questa attività, il mio primo allenatore Pietro Comitini per tutto quello che ha fatto per me in questi anni e il tecnico della Nazionale Mario Poletti per avermi consigliato di stare tranquillo e di divertirmi senza pensare agli avversari.



01/09/2018


SporTorino.it

Accesso WebMail

Utente:
Passwd:

Calendario Nazionale Eventi

<<  Novembre  >>
LMMGVSD
   1234
567891011
12131415161718
19202122232425
2627282930

Superabile
IpcEpc
© 2010 - Comitato Italiano Paralimpico